DEL “FUTURO” E DEL “NUOVO”: OPINIONE

Che vi sia una certa deriva esistenziale mi sembra evidente: personalmente lo avverto e ne sono coinvolto. Ergo, dico la mia. Se mi chiedo oggi qual è la narrazione più diffusa nel nostro tempo, concordo con A. Baricco che dice: “Il futuro è finito”.
Viviamo, per necessità o per scelta, in una sorta di presente eterno, in uno spazio senza sfondo e senza profondità (F.Fellini – Amarcord).
Si può dire che tendiamo a scambiare la categoria di “Futuro”, speculativa e complessa da rappresentare, con la categoria del “Nuovo”, più immediata, facile da identificarsi.
La ricerca del “Nuovo” è ovunque: nuove relazioni, incontri, amori, oggetti, tecnologie. La ricerca del “Nuovo” crea una apparente motivazione a conseguire qualcosa che una volta ottenuta non fa altro che alimentare la stessa insoddisfazione, la stessa incapacità.
Recentemente ho letto una pubblicazione di Massimo Recalcati, “La forza del desiderio” che mette in evidenza una diversa possibilità. Saper ricercare il “nuovo, nello stesso”, “saper desiderare quello che si ha” (S.Agostino).
E’ una considerazione che ha il fascino delle cose autentiche, che rischiamo di mettere da parte, in un angolo della nostra esperienza, anche solo un po’ discoste.
Per questo ricercare la centralità dei percorsi originari di identità e appartenenza individuale, mi sembra un tema che andrebbe proprio ripreso.
Magari in modo diverso rispetto al passato, ma sempre centrando la ricerca del “nuovo, nello stesso”.
Se non “ancoriamo” l’esperienza personale di ciascuno a ciò che per noi ha valore (emozioni, vissuti, esperienze) si smarrisce il percorso, il senso del tempo, ed è difficile distinguere dal qui ed ora, l’idea di futuro.
A me sembra così: un punto di vista.
Redazione: Piero Camerone.
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