Tu…vedi niente lì?…

Le narrazioni ci aiutano a rispondere a questa domanda; essendo le storie della nostra vita una delle grandi categorie della conoscenza che utilizziamo per comprendere e ordinare il mondo (Roland Barthes). Attraverso l’atto del raccontare ciascuno entra in relazione con se stesso e gli altri, proponendo una personale visione delle cose. Le narrazioni non sono mai innocenti (Andrea Fontana). Quello che spieghiamo, o meglio raccontiamo, è sempre un’esperienza (Humberto Maturana). Per questo l’opportunità di apprendere dalla nostra vita, dipende dalle spiegazioni che siamo capaci di darci. “Tu…vedi niente lì?” è il titolo di un incontro (Torino, Circolo dei lettori, 26 febbraio 2015, ore 21.00) nell’ambito del quale si ricercano indizi per una pratica delle narrazioni che non sia lasciata al caso, ma sia sorretta da un progetto narrativo consapevole: un pratica, una disciplina. Cosa significa trarre l’essenziale delle nostre esperienze: e, cos’è l’essenziale? le cose, i significati? Cos’è il pensiero narrativo?…e come possiamo utilizzarlo? Il linguaggio genera realtà: qual è il linguaggio delle narrazioni? Essendo le narrazioni, atti di comunicazione che differenza c’è tra la comunicazione discorsiva – il comune parlare – e la comunicazione narrativa? Il racconto di sé ha a che fare con la rievocazione, a volte malinconica del passato, oppure rappresenta una nuova esperienza che ci congiunge a ciò che veramente vogliamo, per noi e per gli altri? Lo storytelling della responsabilità, in che modo può guidarci e orientarci su questi percorsi di apprendimento? L’idea dell’incontro è tutta qui. Cercare di dare frammenti di risposte a queste domande. L’intermezzo, costituito dalle mie canzoni autobiografiche, è poi un modo per ancorare le riflessioni e la proposta concettuale, ad atti autentici di narrazione a risposte che negli anni ho cercato alle cose sparse della mia vita, come a tutti d’altronde. “Tu…vedi niente lì?” non è propriamente una situazione di intrattenimento, anche considerato che quello che “lì, si vedrà”, rischia di fare pensare: e qualcosa magari traballa.  Piero Camerone.