DIECI IMPERDIBILI CONSIGLI DI Albert Einstein

Ho più volte citato il paradigma della responsabilità. Ecco 10 consigli per metterlo in pratica.

DIECI IMPERDIBILI CONSIGLI DI Albert Einstein

1. Segui la tua curiosità
“Non ho nessuno talento speciale. Sono solo appassionatamente curioso.”
2. La perseveranza ha un valore inestimabile
“Non mi considero particolarmente intelligente, è solo che mi dedico ai problemi molto a lungo.”
3. Poni il presente al centro della tua attenzione
“Qualsiasi uomo che guida in maniera sicura mentre bacia una bella ragazza è un uomo che non sta dando al bacio l’attenzione che merita.”
4. L’immaginazione è potente
“L’immaginazione è tutto. E’ l’anteprima delle attrazioni che il futuro ci riserva. L’immaginazione è più importante della conoscenza.”
5. Non avere paura di sbagliare
“Una persona che non ha mai sbagliato è una persona che non ha mai provato nulla di nuovo.”
6. Vivi nel momento
“Non penso mai al futuro: arriva abbastanza presto.”
7. Crea valore
“Impegnatevi cercando di creare non il successo, ma il valore in quello che fate.”
8. Non essere ripetitivo
“Follia: fare e rifare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati differenti.”
9. La conoscenza deriva dall’esperienza
“Informazione non è conoscenza. La sola fonte di conoscenza è l’esperienza.”
10. Impara le regole e giocherai meglio
“Devi imparare le regole del gioco. E poi devi giocarci meglio di chiunque altro.

La passione per lo storytelling diventa un libro: così nascono le storie!

Questa settimana a Torino viene presentato il libro <Telling Stories: buone prassi e interpretazioni di marketing narrativo> scritto in collaborazione con 5 professionisti della comunicazione Silvia BadriottoMassimo BenedettiStefania Burra , Alessandro Dattilo  eSimonetta Pozzi, con il contributo grafico, l’impaginazione  e la meticolosa revisione diMaurizio Brandolini.

Il libro è nato da una conversazione intorno ad un tavolo, quello del Tomato Backpackers Hotel a Torino, nel quartiere di San Salvario.

Riunione Tomato Backpackers Hotel

Quello che mi piace delle storie è che mettono in connessione le persone e restituiscono senso alle cose 

Nel dicembre 2012, dicono gli autori, nella nostra prima riunione dopo i corsi sullo storytelling d’impresa fatti al Lab121 con gli amici e docenti Alessio Giachin Ricca e Piero Camerone, non sapevamo ancora che il nostro progetto sarebbe diventato un libro.
C’era tuttavia molta voglia di fare e di esprimere il nostro entusiasmo  per lo storytelling.

Avevamo scoperto un modo di comunicare che tocca le nostre emozioni, che rielabora il vissuto e al contempo esplora l’immaginario 

Occorsero altri mesi, altri confronti fra di noi, cedimenti e riavvicinamenti, scritture e revisioni prima che l’intenzione si trasformasse in azione.

Alla fine abbiamo scritto un libro pensato per chi fa comunicazione, aziende, enti pubblici, associazioni no profit, studenti di scienze della comunicazione, imprenditori perché possano usare lo storytelling in due modi: come strategia istituzionale e come metodo di comunicazione.

Il libro spiega perché utilizzare lo storytelling  in azienda, quali sono gli elementi fondamentali per costruire una narrazione, in quali modi e con quali strumenti si può fare storytelling d’impresa ispirandosi alle best practices di aziende italiane e straniere

E-book Telling Stories

Nella serata di venerdì 28 febbraio, alle ore 19,00 al Blah Blah di via Po 21 a Torino daremo in anteprima tutti i riferimenti per scaricare l’e-book e sarà un’occasione per parlare di storytelling d’impresa.
Ti aspettiamo, non mancare!

Per registrarsi all’evento Evenbrite >> http://bit.ly/1fdcOeB
Per informazioni >  tellingstories6@gmail.com
Pagina Facebook Telling Stories >> http://on.fb.me/1e3BFwW

UN ALTARE PER LA MADRE – Ferdinando Camon

“Le narrazioni e lo storytelling sono un atteggiamento mentale che si assume la responsabilità dell’atto del raccontare come momento di “Rappresentazione” della realtà nascosa. La responsabilità della rappresentazione genera nel racconto l’insieme dei significati […..] E’ un assumere consapevolezza circa i contenuti della vicenda narrata.” (F. Batini). Vi è poi una considerazione ulteriore che avvicina al significato autentico del narrare. “Lo storytelling è efficace quando entra in relazione con il dispositivo di sopravvivenza umana che chiamiamo memoria che è un dispositivo narrativo”. (A Fontana). Ho riletto a distanza di anni “Un altare per la madre”, ed è venuta fuori, ancora con inalterata magia, la relazione tra memoria, ricordo, evocazione e narrazione. E’ una relazione che si radica ad una appartenenza; ad un mondo contadino preservato nei valori come nei suoi miti silenti. Di seguito una recensione del testo.

Un altare della madre è la storia di un figlio che perde la madre e solo dopo si accorge di amarla ancora e molto  e di non aver mai trovato le parole per dirglielo. Cerca allora di salvarla dalla morte e dall’oblio costruendo un altare all’interno di un edificio posto nel punto esatto in cui la genitrice aveva salvato un partigiano in fuga dai nazi-fascisti.
Un tempio votivo che è anche la giusta consacrazione degli umili, di coloro che apparentemente non fanno la Storia, ma i cui piccoli gesti di coraggio, o semplicemente di un senso radicato dell’esistenza, sono l’anima dell’essenza contadina.
Credo che sia per questo che scrivo di lei, perché se il destino di meritare l’immortalità (come sto raccontando) toccò a lei, può toccare a tutti, basta che siano abbastanza umili.
Non spaventi poi nella lettura la commistione tra un’anima corale profondamente laica e un cattolicesimo rituale, immobile nel tempo. Non è segno di contrasto: quello che nelle stesse parole di Camon, la rigidità cattolica e la forte tendenza comunista, sembrano essere inconciliabili, sono in realtà facce di una stessa medaglia. Una sfera religiosa intensa che si accomuna a pratiche delle virtù sociali.
Non solo il gesto della madre che copre la fuga di un partigiano, ma anche quello dello stesso padre del protagonista che pur di non andare in guerra si ferisce ad un ginocchio perché il suo spirito è profondamente non violento, sono tracce di un sentire quasi rivoluzionario.
Quel che mi sentirei di escludere nel libro è cercare un rapporto con i tempi di uscita: la prima edizione fu del ’78 e il laboratorio politico del nostro paese era tutto preso nel tentativo, parzialmente riuscito, di un compromesso storico che eliminasse contrasti quasi secolari.
Direi che l’intenzione di Camon non fosse ideologica, o quanto meno di riverbero: era un sentire di un’anima che pur profondamente ‘distaccata’ e aconfessionale faceva i conti con le proprie origini e le proprie radici.
Al centro del libro rimane comunque la rappresentazione della povertà: nel ritratto della madre per esempio… da marzo a settembre camminava scalza. Aveva la pelle sotto i piedi spessa e dura come cuoio, con larghi crepi. Nei crepi s’infilavano sassolini, erbe, stecchi. Li estraeva con un ago, uno alla volta, alla sera, prima di andare a letto, piantando sul pavimento una candela e accoccolandosi vicino… o in quella, semplicemente, di vita quotidiana ordinaria: Guardavamo i travi del tetto, da cui pendevano piccoli ghiaccioli bianchi, luccicanti: la sera prima non c’erano: era l’umidità che si era gelata durante la notte. Il primo che parlava, nessuno lo riconosceva: la voce del mattino era sempre diversa da quella della sera.
Inutile dirlo: un libro da riscoprire, nonostante i tempi della scrittura siano anni luce lontani dalla nostra confusa contemporaneità (e pensare che allora i contrasti insanabili tra forze sociali e impulsi terroristici segnavano un caos che solo chi li ha vissuti può testimoniare fino in fondo).
Un libro che ci restituisce un mondo, quello dei contadini, ormai definitivamente perduto, nonostante nelle riflessioni di questi momenti economicamente soperchianti, il recupero di questo si presenti quasi possibile, ma nella realtà dei fatti del tutto utopico.

 

 

Le città invisibili – Italo Calvino

“Le città invisibili si presenta come una serie di relazioni di viaggio che Marco Polo fa a Kublai Kan…A questo imperatore melanconico, che ha capito che il suo sterminato potere conta ben poco perché tanto il mondo sta andando in rovina, un viaggiatore visionario racconta di città impossibili…Quello che sta a cuore al mio Marco Polo è scoprire le ragioni segrete che hanno portato gli uomini a vivere nelle città, ragioni che potranno valere al di là di tutte le crisi. Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di storia dell’economia, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi.” Italo Calvino

NAVIGANTI

Naviganti è l’originale metodologia predisposta da “Officine Camerone models for learning” per l’apprendimento di nuove modalità di problem solving creativo. La struttura, che ricalca le dinamiche dei business game, coinvolge i partecipanti in una esperienza concreta per il miglioramento delle capacità di management. L’asset concettuale fa riferimento alle tecniche del Coaching e dell’Improvement Kata. Coinvolgente e pragmatica, questa modalità di crescita professionale consente di sperimentare immediatamente l’efficacia di una ricerca sulle tue attitudini ad affrontare, in modo strutturato e metodico, le logiche del kaizen applicate a reali criticità di lavoro. I temi che vengono trattati nei due giorni di attività sono portati dagli stessi partecipanti e, di conseguenza, la verifica dei risultati avviene direttamente in relazione al miglioramento delle stesse criticità. Vi è poi la dimensione ludica e allegorica che, utilizzando la fantasia di un viaggio immaginario per mari sconosciuti, conferisce dinamismo e gradevolezza a questo momento di apprendimento. Con “Naviganti” inoltre sperimenti le tue capacità di leadership e di condizione dei gruppi. Acquisisci altresì una tecnica realmente applicabile nei contesti di lavoro: utile e semplice. Poca teoria e molta pratica con attenzione agli indicatori che portano a concreti risultati operativi.